Italian

L'enigma del lago rosso

2105, Iperborea, Traduzione dall'olandese di Cecilia Casamonti


La notte del 21 agosto 1986 tutta la vita della valle di Nyos, in Camerun, è spazzata via: polli, zebù e uccelli cadono a terra morti insieme a quasi duemila persone. Nessun danno materiale, capanne e palme sono intatte. Si parla di un’esplosione, di uno strano odore, di un lago vicino che si è tinto di rosso, la notizia fa subito il giro del mondo, ma cos’è successo in uno dei disastri naturali più clamorosi del XX secolo? Una filtrazione gassosa? Un’arma chimica o una bomba atomica testata da americani, israeliani o francesi? Un intrigo del presidente Biya per sterminare le etnie oppositrici? Un segno divino? A più di 25 anni dalla catastrofe, Westerman torna in Camerun per recuperare tutti i tasselli del puzzle che è cresciuto intorno al mistero: dalla contesa tra l’audace Tazieff, il prudente Sigurðsson e i maggiori geologi del pianeta per far «vincere» la propria tesi, agli interessi postcoloniali dietro la voce della scienza, dallo choc dei testimoni al «perché io?» che ha cambiato la vita ai sopravvissuti, dalla reazione dei missionari alle convinzioni delle tribù animiste, cristiane e islamiche. L’uomo ha bisogno di risposte, e dove non arrivano i fatti osano le «storie», quelle che in tutte le culture, ieri come oggi, si alzano sopra la confusione del mondo e con il tempo diventano miti. Scienza, religione, antropologia, complotto politico e un caleidoscopio di varia umanità si confrontano in un’indagine appassionata e rigorosa tra romanzo e reportage che dal Camerun si allarga a Europa e Stati Uniti, per trovare nell’Africa globalizzata di oggi risposte sorprendentemente vicine alle domande del nostro Occidente. 

Ararat

January 2010, ISBN 9788870911794, Iperborea, Traduzione dall'olandese di Claudia Cozzi

A metà tra racconto e reportage, Ararat affronta in modo molto personale i grandi temi della religione, dei conflitti politici e del progresso scientifico. Westerman intraprende
un viaggio che lo porta da Emmen, il suo villaggio natale nel Nord dell’Olanda, al monte Ararat, tra Turchia e Armenia, stimolato dalle domande che ha posto ai suoi antichi maestri sulle Scritture, sulle verità della matematica, sulla possibilità della scienza di arrivare a cogliere i misteri della vita. La salita al monte Ararat, dove secondo la tradizione si è arenata l’Arca di Noè, è una sfida al tempo stesso fisica e spirituale, per arrivare a capire se si può vivere liberi dall’eredità religiosa. Numerosi sono gli incontri sul cammino, con i ricercatori dell’Arca perduta e delle tracce della storia biblica, come con una natura e un paesaggio radicati in secoli di storia di guerre e genocidi, in una regione al confine tra culture diverse. In Ararat si ritrova la capacità di Westerman di affrontare problemi e momenti cruciali del nostro presente mettendosi personalmente e fisicamente in gioco, senza mai perdere né l’impegno etico né il distacco ironico che dà il piacere della lettura. Giustamente le sue risposte rimangono
avvolte nelle nuvole come la cima della montagna: la fede, come ogni certezza, non è conquistabile, e resta solo la consapevolezza che ci sono più cose tra il cielo e la terra che in tutta la nostra filosofia.

Pura Razza Bianca

2013, ISBN Iperborea, Milano. Translation: Cecilia Casamonti.

“Quando tocchi un lipizzano, tocchi la storia”, ha detto un giorno il proprietario del maneggio che Frank Westerman frequentava da bambino. Il fascino della razza “perfetta”, simbolo della forza e della nobiltà di sangue, creata dall’uomo in quattro secoli di selezioni e incroci, spinge l’autore a ricostruirne la storia in un appassionante viaggio-inchiesta che diventa un inedito racconto dell’Europa e del XX secolo. Ammirati e contesi da tutti i potenti, da Hitler e Mussolini a Stalin, Tito e Ceauşescu, i “cavalli imperiali” nati alla corte asburgica incarnano quella ricerca della superiorità razziale che ha ispirato gli esperimenti nazisti sulla purezza ariana come quelli sovietici per temprare il proletariato e le “pulizie etniche” nella ex Jugoslavia. Liberati dalle truppe alleate americane in un’operazione segreta diventata un film di Walt Disney, salvati da un devoto stalliere serbo sotto i bombardamenti nei Balcani, tra fughe epiche e spericolate deportazioni, i lipizzani attraversano i conflitti bellici e ideologici del Novecento subendo l’eterno dibattito tra natura e cultura e le manipolazioni di scienziati, filosofi, fanatici e dittatori. La loro storia è quella del sogno umano di controllare la vita e delle grandi domande etiche che lo accompagnano, da Darwin e Mendel all’uso della genetica fino ai controversi laboratori di oggi. Coniugando storia e mito, scienza, viaggio e letteratura, Westerman mette a nudo l’Homo sapiens, che nella sua perenne corsa verso la conoscenza e nella sua sfida aperta con la natura “sa come nessun altro creare e distruggere”.

Ingegneri di anime

2006, ISBN 8807104059, Feltrinelli Editore, Milano. Traduzione dal neerlandese di Franco Paris

Il 26 ottobre 1932 Stalin si presentò a sorpresa a una riunione di una dozzina di scrittori importanti convocati a Mosca da Maxim Gorky. Stalin dichiarò che i progressi industriali sarebbero stati vani senza la formazione del nuovo uomo sovietico: la produzione di carri armati doveva andare di pari passo con quella delle anime e il compito di forgiarle toccava agli scrittori. “Siate ingegneri di anime” fu il suo monito. Da allora non ci fu complesso industriale che non avesse il suo racconto celebrativo. L’ingegneria idraulica, in particolare, era il vanto dei piani quinquennali e la letteratura che ne esaltava le opere gigantesche poteva riempire una biblioteca. Tutti gli scrittori pagarono il loro tributo a dighe e canali, che ebbero costi umani e ambientali elevatissimi. Dal Mar Bianco al Mar Caspio l’autore investiga e racconta il delirio di Stalin di cambiare la geografia e il clima con progetti faraonici mai finiti, perché impossibili, come quello di canalizzare le acque dei fiumi siberiani verso i deserti meridionali per permettere la coltivazione del cotone. Nel libro di Westerman c’è quindi un rapporto strettissimo tra industrializzazione e “produzione di anime”, alla quale fu costretta un’intera generazione di scrittori. Ingegneri di anime è un viaggio doppio, in cui si intrecciano due mondi: quello dei “fisici” (ingegneri, tecnologi ecc.) e quello dei “lirici” (poeti e narratori) nel periodo più repressivo della storia sovietica.

'Questa sfida, Westerman l'affronta insieme con candore e con astuzia, in un libro che ha pochissimo del testo di storia, molto dell'inchiesta, e del saggio, quella strana forma letteraria che continua a esserci necessaria ma sta diventando introvabile.' -Giudizio Universale

El Negro e Io

ISBN 978-88-7091-166-4, Settembre 2008. Traduzione dal nederlandese e postfazione di Claudia Cozzi 

Nel 1983, Frank Westerman, diciannovenne studente di agri-coltura tropicale, visitando un museo in un villaggio spagnolo scopre, inchiodato a un piedistallo in una bacheca divetro, un singolare pezzo d’esposizione: il corpo imbalsamatodi un africano senza nome. Chi era quest’uomo? E chi ha impagliato il suo corpo, e aquale scopo? Cercando le risposte a queste domande, l’autoretrascina il lettore in una ricerca che abbraccia più di un secoloe mezzo e che si addentra nell’epoca dei grandi dibattiti sull’evoluzione, nel mondo della taxidermia, nella storia dello schiavismo. Strada facendo, El Negro si rivela uno specchio del proprio tempo e le sue vicende illuminano impietosamente levicende dell’immaginaria superiorità dell’Europa sul resto delmondo. Ma è il quadro più ampio quello che affascina veramente Frank Westerman, che esamina la storia di colonialismo e razzismo anche alla luce delle proprie esperienze – e disillusioni –nel campo degli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Insieme inchiesta giornalistica e storiografia, letteratura di viaggio e racconto autobiografico, questo libro invita a riflettere sul nostro modo di confrontarci con chi èdiverso da noi.

Biografia

Frank Westerman, nato nel 1964 a Emmen, in Olanda, dopo gli studi scientifici diventa presto giornalista freelance nelle zone più calde del mondo. È autore di romanzi reportage sui temi di razzismo, cultura, identità e potere come El Negro e io (Iperborea, 2009), e Ingegneri di anime (Feltrinelli, 2006). Ararat è stato finalista al Premio AKO 2007 e al Premio Kapuściński 2010. (Iperborea)